Domande & Risposte
Che cosa sono le onde gravitazionali?
Le onde gravitazionali sono vibrazioni infinitesimali dello spaziotempo, debolissime e perciò molto difficili da rivelare. Prodotte da eventi estremamente energetici come la fusione di buchi neri o stelle di neutroni, queste increspature si propagano alla velocità della luce e trasportano energia attraverso lo spazio. Dopo decenni di tentativi e progressi tecnologici, il primo segnale di onda gravitazionale – prodotto dalla fusione tra due buchi neri, avvenuta a una distanza di oltre un miliardo di anni luce dalla Terra – è stato osservato nel settembre 2015 dalla collaborazione LIGO-Virgo, grazie ai due interferometri gemelli LIGO (negli Stati Uniti).
La scoperta delle onde gravitazionali – premiata con il Nobel per la fisica nel 2017 – è uno dei risultati più significativi della fisica moderna, confermando una previsione fondamentale della teoria della relatività generale di Albert Einstein. Questo risultato ha anche aperto una nuova finestra sull’osservazione dell’universo, dando agli scienziati la possibilità di studiare fenomeni cosmici che non emettono luce o altre forme di radiazione elettromagnetica, come i buchi neri.
Come si rileva un’onda gravitazionale?
Per riuscire a misurare il segnale di un’onda gravitazionale servono strumenti sofisticati e molto precisi: gli interferometri laser, come quelli presenti negli osservatori LIGO e Virgo. Si tratta di grandi infrastrutture altamente tecnologiche, costituite da due lunghi bracci (4 chilometri in LIGO e 3 chilometri in Virgo) tra essi perpendicolari. Al loro interno, in tubi a ultra-alto vuoto corrono dei fasci laser che, grazie a sofisticatissimi specchi sospesi alle estremità dei bracci, vengono riflessi più volte in modo da aumentare il loro percorso per poi ricombinarsi, creando la cosiddetta “figura di interferenza”.
Il passaggio di un’onda gravitazionale, deformando lo spazio, modifica la lunghezza dei bracci e quindi del percorso compiuto dai fasci laser (uno sarà più lungo e l’altro più breve): di conseguenza, si modificherà anche la loro figura di interferenza. Tale variazione è estremamente piccola, di molto inferiore al diametro di un atomo, ma gli attuali interferometri sono così sensibili da riuscire a rivelare anche deformazioni così infinitesimali.
Che cos'è l'Einstein Telescope?
L’Einstein Telescope (ET) è un progetto europeo che prevede la costruzione di una grande infrastruttura per ospitare un rivelatore di onde gravitazionali di nuova generazione. Il suo obiettivo è studiare l’universo con le onde gravitazionali, ripercorrendone la storia indietro nel tempo, fin quasi a poco dopo il Big Bang, per ricostruire come si è formato ed è evoluto, e comprendere quale potrà essere il suo futuro. Si chiama così perché è uno strumento che servirà a “osservare” le onde gravitazionali che arrivano sulla Terra dallo spazio profondo ed è dedicato ad Albert Einstein, che per primo ne ipotizzò l’esistenza, come conseguenza della sua teoria della relatività generale.
Il progetto Einstein Telescope è stato incluso nella Roadmap dello European Strategy Forum on Research Insfrastructures (ESFRI), l’organismo europeo che dà indicazione su quali infrastrutture scientifiche è decisivo investire in Europa.
Qual è la differenza tra Einstein Telescope e i rivelatori attuali?
Attualmente gli strumenti al mondo capaci di rivelare le onde gravitazionali sono tre: gli interferometri LIGO, negli Stati Uniti, Virgo, in Italia e KAGRA, in Giappone, che continueranno a operare ancora per oltre un decennio, prima di passare il testimone agli strumenti di futura generazione come Einstein Telescope. ET sarà in grado di rilevare onde gravitazionali con una sensibilità senza precedenti, osservando un volume di universo almeno 1000 volte più grande di quello esplorato dagli attuali rivelatori, spingendosi indietro nel tempo fino a qualche migliaio di anni dopo il Big Bang.
Diversamente da LIGO e Virgo, che operano in superficie, Einstein Telescope sarà sotterraneo, riducendo significativamente il rumore sismico e altre interferenze esterne e avrà bracci più lunghi, tra i 10 e i 15 chilometri, rispetto ai 3-4 chilometri di LIGO e Virgo. Inoltre, utilizzerà tecnologie più avanzate per ridurre il rumore termico e migliorare la sensibilità a basse frequenze: ET opererà in un intervallo di frequenze da 1-3 hertz fino a 10 kilohertz: questo permetterà di osservare eventi attualmente difficili da rilevare, come le fusioni di buchi neri supermassicci e onde gravitazionali continue provenienti da sorgenti sconosciute. Al contrario, gli attuali interferometri sono progettati per essere più sensibili alle alte frequenze (da 10 hertz a 5 kilohertz), tipicamente oltre 100 hertz, che consentono di rilevare eventi come le fusioni di buchi neri stellari e di stelle di neutroni.
Quali sono gli obiettivi scientifici di ET?
ET studierà l’universo attraverso le onde gravitazionali, per alcuni tipi di sorgenti, fino a distanze cosmologiche. Osservando le onde gravitazionali prodotte dalla fusione di buchi neri e stelle di neutroni e da altri eventi astrofisici estremi, ET potrà così ripercorrere la storia evolutiva dell’universo in un viaggio a ritroso verso il Big Bang. Non solo: grazie a ET diventerà frequente anche l’osservazione dei cosiddetti eventi “multimessaggeri” , in cui la rilevazione di onde gravitazionali è associata a quella di segnali elettromagnetici, con la possibilità di ricavare una grande quantità di informazioni di tipo diverso sul comportamento della materia in condizioni estreme. Le scoperte di ET potranno poi contribuire anche allo studio di alcuni dei grandi misteri dell’universo, come la natura della materia oscura e dell’energia oscura, che insieme costituiscono oltre il 95% dell’intero universo.
Come sarà fatto?
Einstein Telescope consisterà in una serie di interferometri collocati in un tunnel sotterraneo posto tra 100 e 300 metri di profondità. La comunità scientifica sta valutando due possibili configurazioni per il futuro strumento: una a forma di delta (Δ) con tre bracci di circa 10 chilometri che si estendono dai vertici di un triangolo equilatero e da realizzare su un solo sito, oppure una a forma di elle (L), con due bracci perpendicolari di circa 15 chilometri, simile a quella degli attuali rivelatori. In questo secondo caso, verrebbero realizzati due interferometri gemelli, posti in due siti distanti.
In entrambi i casi, una serie di caverne sperimentali ospiterà torri di filtraggio sismico, grandi dispositivi ottici, sistemi laser, sistemi criogenici e sistemi di vuoto, che prevedono l’utilizzo di tecnologie elettroniche e meccaniche avanzate.
Perché sotto terra?
ET dovrà operare in condizioni di silenzio assoluto, lontano da interferenze esterne. La stabilità sismica, in particolare, è un fattore essenziale per garantire alte prestazioni dell’interferometro gravitazionale, specialmente nella ricerca di oscillazioni a bassa frequenza. Per questo sarà collocato sottoterra, a una profondità compresa tra 100 e 300 metri, per preservarlo ancora di più dal rumore sismico e ambientale, che saranno così significativamente ridotti rispetto alla superficie.
Dove sarà installato?
La scelta del sito per l’Einstein Telescope è ancora in corso. Attualmente, i siti candidati per ospitare l’interferometro sono tre: il sito italiano nell’area della ex miniera metallifera di Sos Enattos, nel Nuorese, l’area dell’Euroregione del Mosa-Reno, al confine tra Paesi Bassi, Belgio e Germania, e un sito in Lusazia, nella regione della Sassonia (Germania).
L’osservatorio dovrà essere realizzato in un’area lontana sia da fonti naturali (attività sismica) sia da fonti antropiche (traffico di veicoli, operazioni industriali, trasporti) che possono mascherare il debole segnale generato dal passaggio di un’onda gravitazionale. La geologia del sito ospitante deve inoltre garantire scarsa presenza di falde acquifere per la costruzione stabile e in sicurezza degli ambienti sotterranei che costituiranno il laboratorio di ET. La scelta finale sul sito (o i siti) dove sarà installato l’esperimento è attesa nel 2027.
Perché la Sardegna e Sos Enattos?
L’entroterra della Sardegna è un luogo ideale per ospitare Einstein Telescope. L’area intorno all’ex miniera di Sos Enattos, la località sarda candidata ad accogliere l’infrastruttura, è estremamente stabile dal punto di vista sismico, fattore essenziale per garantire alte prestazioni dell’interferometro. Inoltre, la roccia della miniera e della zona interessata – composta principalmente da granito – oltre alla scarsa presenza di falde acquifere, rende il sito individuato particolarmente idoneo alla costruzione in sicurezza di un laboratorio sotterraneo. Infine, la regione di interesse, tra i comuni di Bitti, Lula e Onanì, è caratterizzata da grandi estensioni di aree rurali a bassissima densità di popolazione, fattore che rafforza la “silenziosità” dell’ambiente, condizione necessaria per l’operatività di Einstein Telescope.
Quando sarà operativo?
Nella prospettiva più ottimistica, Einstein Telescope potrebbe iniziare le sue operazioni scientifiche intorno al 2035. La tempistica esatta dipenderà dai progressi nella costruzione (che durerà circa 10 anni) e dai finanziamenti, questi ultimi frutto di una combinazione di fondi europei, contributi di singoli paesi partecipanti e collaborazioni scientifiche globali.
Quali sono i progetti attualmente in corso?
La candidatura italiana è sostenuta dal Governo Italiano, dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), dalla Regione Autonoma della Sardegna, e coordinata scientificamente dall’INFN in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’Istituto Nazione di Geofisica e Vulcanologia e con enti di ricerca e università di tutta Italia, ed è supportata da progetti finanziati dal PNRR:
ETIC (Einstein Telescope Infrastructure Consortium), avviato nel 2023, ha due obiettivi principali: condurre uno studio propedeutico al progetto di fattibilità tecnica ed economica dell’osservatorio ET e creare o potenziare, presso le sedi dell’INFN, delle università e degli enti di ricerca coinvolti in ET, una rete nazionale di laboratori dedicati allo sviluppo delle tecnologie necessarie per il futuro interferometro.
FABER/MEET, guidato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), i cui obiettivi generali sono il miglioramento, l’aggiornamento tecnologico e l’implementazione delle grandi reti scientifiche dedicate al monitoraggio e all’osservazione della Terra. In particolare, FABER ha come obiettivo lo sviluppo di un osservatorio sismologico nella ex miniera di Sos Enattos per la registrazione di segnali sismici oggi sconosciuti.
TeRABIT realizzerà una rete ad altissime prestazioni basata su fibra ottica, che assicurerà una rapida trasmissione di dati. Questa rete sarà fondamentale per supportare la candidatura della Sardegna a ospitare l’Einstein Telescope, che produrrà grandi quantità di dati che dovranno essere condivisi con una comunità scientifica distribuita su tutto il pianeta.
Perché l’Italia è particolarmente adatta per ospitare ET?
L’Italia possiede la più grande comunità scientifica nel campo della ricerca delle onde gravitazionali e la maggiore competenza in Europa nella costruzione di osservatori gravitazionali, oltre alla più ampia esperienza mondiale nella realizzazione di laboratori scientifici sotterranei. Circa un terzo della collaborazione ET è composto da scienziati affiliati a istituti di ricerca italiani.
L’Italia ospita inoltre Virgo, l’unico rivelatore europeo per onde gravitazionali attualmente operativo. Virgo è stato concepito e costruito da scienziati e ingegneri italiani e francesi, e la sua versione di seconda generazione, Advanced Virgo, è oggi un progetto paneuropeo. Inoltre, l’Italia ha realizzato il più grande laboratorio sotterraneo al mondo, i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dimostrando una grande competenza nella progettazione, costruzione e gestione di grandi infrastrutture di ricerca sotterranee.
Perché l’Italia propone sia la configurazione a triangolo sia quella a L?
Perché, in qualunque configurazione, ET rappresenta uno strumento scientifico eccezionale. Come affermato nel cosiddetto documento CoBA: “Tutte le geometrie triangolari e a 2L che abbiamo analizzato possono costituire la base per un eccellente rivelatore di terza generazione, che permetterà miglioramenti di diversi ordini di grandezza rispetto a quelli attuali e consentirà di addentrarci in profondità in territori inesplorati”.
In questo contesto, la Sardegna rappresenta il luogo migliore per costruire ET – indipendentemente dalla configurazione adottata – poiché massimizza il ritorno scientifico per ogni euro investito, grazie alle sue caratteristiche geofisiche e geologiche (già ampiamente discusse), al basso livello di rumore ambientale e alla sua latitudine.
L’autorizzazione alla possibile costruzione dell’Einstein Telescope in Sardegna, per entrambe le configurazioni proposte, è stata concessa durante la conferenza preliminare dei servizi sullo studio di prefattibilità di ET, tenutasi a Cagliari il 7 novembre. Ciò ha confermato la fattibilità della costruzione dell’osservatorio in Sardegna, rafforzando così la candidatura di Sos Enattos, il primo tra i siti in lizza a ottenere pareri tecnici favorevoli attraverso lo strumento della conferenza preliminare dei servizi.
L’osservatorio a 2L sarebbe costituito da una singola infrastruttura o due infrastrutture indipendenti?
Nella configurazione a 2L, l’osservatorio ET consiste in una rete formata da due infrastrutture a forma di L, geograficamente separate. Ovviamente, un singolo rivelatore a forma di L non è di per sé un’opzione valida per ET; gli obiettivi scientifici dell’osservatorio possono essere raggiunti solo se i rivelatori nei due siti funzionano come un unico osservatorio integrato. Questo vale sia dal punto di vista scientifico sia da quello gestionale. Inoltre, il progetto ET include altre strutture complementari, come centri di calcolo, hub per l’innovazione e sezioni di ricerca teorica.
Perché l’Italia sostiene l’opzione a 2L?
La comunità scientifica internazionale ha dimostrato che la configurazione a 2L massimizza il ritorno scientifico, accelera le tempistiche e riduce al minimo i rischi nelle fasi di integrazione, messa in servizio, funzionamento e aggiornamento dell’infrastruttura.
La configurazione a 2L garantisce generalmente un ritorno scientifico superiore rispetto all’opzione triangolare. Inoltre, la geometria a 2L e quella triangolare mostrano prestazioni molto simili su tutti i parametri, sia per eventi di fusione di buchi neri binari, sia di stelle di neutroni binarie, ad eccezione della determinazione della distanza di luminosità (una misura astronomica che permette di calcolare la distanza di un oggetto celeste confrontando la sua luminosità intrinseca (reale) con quella percepita dalla Terra). In questo caso, la geometria a 2L offre prestazioni tre volte superiori rispetto a quella triangolare.
L’opzione a 2L offre anche significativi vantaggi strategici?
Sì, in quanto:
- Rafforza la dimensione paneuropea del progetto, coinvolgendo un numero maggiore di Paesi e centri di ricerca.
- Riduce i rischi di costruzione, grazie alla minore complessità delle infrastrutture. Nella configurazione a 2L, infatti, ciascun sito ospita un singolo rivelatore composto da due interferometri, mentre la configurazione triangolare richiede che un unico sito ospiti sei interferometri, per un totale di tre rivelatori;
- Riduce il carico finanziario per i paesi non ospitanti, rendendo il progetto più accessibile alle nazioni europee con budget più limitati. I paesi ospitanti sono chiamati a coprire la maggior parte dei costi delle infrastrutture civili, mentre gli altri contribuiscono principalmente ai rivelatori. Poiché la configurazione a 2L prevede quattro interferometri invece di sei, il costo complessivo a carico del consorzio risulta ridotto.
A quale partenariato europeo è aperta l’Italia?
La geometria a 2L richiede una partnership tra un sito nel Sud Europa e uno nel Nord Europa. Questo requisito è motivato da ragioni scientifiche, legate alla capacità di localizzazione del segnale delle onde gravitazionali. La Sardegna ha individuato un partner nella candidatura della Sassonia, il che rafforza significativamente la proposta italiana. Tuttavia, in linea di principio, qualsiasi sito che soddisfi i requisiti in termini di rumore ambientale e qualità della roccia, e che sia situato ad almeno 1000 chilometri dalla Sardegna, potrebbe essere considerato un partner idoneo. Inoltre, i Paesi che partecipano alla proposta italiana contribuiranno alla rete ET ospitando strutture chiave dell’Einstein Telescope.
Se Einstein Telescope sarà installato in Sardegna, ci saranno delle limitazioni alle attività che attualmente si svolgono nel territorio e nuovi vincoli? Per esempio, sarà limitata la realizzazione di nuovi fabbricati o l’ampliamento di quelli esistenti?
Non ci saranno limitazioni dovute all’Einstein Telescope per attività diverse da quelle industriali, impiantistiche o estrattive. In particolare, non vi saranno limitazioni sull’edilizia abitativa.
Le attività agropastorali nei territori limitrofi e in prossimità delle strutture di ET potranno essere condotte come sempre?
Sì, non si prevedono limitazioni di sorta, al di fuori delle aree che saranno destinate al centro ricerche o a installazioni tecniche.
Vi potranno essere restrizioni o cambiamenti particolari nella conduzione dei fondi agricoli (utilizzo di campanacci e aratura dei terreni)?
Non è prevista alcuna restrizione o cambiamento particolare.
Saranno permesse le lavorazioni meccaniche del terreno e l'uso dei pozzi?
Non ci sarà alcun problema per lavorazioni meccaniche del terreno legate all’uso agrario o alla gestione del patrimonio boschivo. Le lavorazioni meccaniche legate a usi minerari o simili saranno soggette a valutazione caso per caso, in accordo con le autorità competenti e secondo protocolli che saranno messi a punto. I pozzi potranno continuare a essere utilizzati per l’irrigazione o per altri usi.
Saranno necessari degli espropri e/o potrebbero esserci delle zone o delle aree di territorio che saranno interdette alla libera fruizione?
Gli studi attuali prevedono un campus scientifico di 31.5000 metri quadrati, di cui soli 11.500 metri quadrati per edifici e con circa l’80% della superficie adibita ad aree verdi riqualificate. Potrebbero essere necessari espropri limitatamente alle porzioni di territorio interessate dall’edilizia di superficie (centro di ricerca, ingresso alle gallerie di accesso al sotterraneo, accesso di superficie ai pozzi verticali, ecc.), per i quali si cercheranno soluzioni concordate e trasparenti con i proprietari e le amministrazioni locali.
Quali interventi futuri potranno essere vietati perché non compatibili con ET, come per esempio i parchi eolici? Quali altri interventi potranno risultare incompatibili?
Al fine di “consentire la realizzazione e il pieno funzionamento dell’infrastruttura di ricerca Einstein Telescope”, il Decreto Legge 24 febbraio 2023, convertito in Legge 21 aprile 2023 N. 41, stabilisce, per una serie di comuni dell’area interessata e indicati nell’Allegato 2 del decreto, che per una serie di attività considerate “critiche” per il funzionamento dell’infrastruttura, gli ulteriori titoli abilitativi, comunque denominati, all’esercizio delle attività economiche, siano rilasciati dalle amministrazioni competenti di concerto con il Ministero dell’università e della ricerca (MUR), sentito l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).
Tali attività includono: produzione di cemento, calce e gesso; fabbricazione di prodotti in calcestruzzo, cemento e gesso; taglio, modellatura e finitura di pietre; produzione di energia elettrica; costruzione di strade e ferrovie.
Sempre in base alla legge, in linea di principio vi potranno essere modifiche in futuro, sia per i territori comunali identificati sia per le attività economiche citate, “sulla base di esigenze oggettive connesse alla preservazione della piena funzionalità dell’infrastruttura di ricerca e alla riduzione delle potenziali interferenze con essa”.
Da quando il decreto è operativo, gli unici casi di attività non autorizzati sono stati limitati a parchi eolici.
Quanto durerà la fase di cantiere e di realizzazione dell’intervento? Che cosa comporterà a livello di impatto sul territorio?
La durata della fase di costruzione è stimata approssimativamente in 7-9 anni, a seconda che il telescopio sia nella configurazione a “elle” o a triangolo. Tuttavia, la definizione esatta dei tempi di costruzione avverrà nella fase di progettazione di dettaglio, successiva all’attuale. La realizzazione dell’infrastruttura è in linea con le regole europee, nazionali e regionali per la riduzione dell’impatto ambientale. Inoltre, precise scelte progettuali verranno adottate per minimizzare la durata dei lavori, il numero e la superficie dei cantieri.
Quali saranno le attività connesse alla realizzazione potenzialmente più di impatto per il territorio?
Si presume che le attività più impattanti per il territorio siano quelle relative ai lavori di scavo. Una caratteristica premiante della soluzione italiana sarà la concentrazione in uno solo dei tre vertici dell’attività di estrazione del materiale di scavo, il che ridurrà l’impatto a una porzione limitata del territorio e ridurrà le necessità di trasporto dei materiali di estrazione: questi potranno in parte essere rilavorati direttamente nel cantiere di raccolta per la realizzazione di parti strutturali dei tunnel sotterranei. Inoltre, la viabilità locale e le zone destinate allo stoccaggio del materiale di scavo saranno progettate per rendere minimo il disturbo.
Ci potranno essere impatti ambientali significativi a seguito della realizzazione dell’intervento, nel periodo di funzionamento di ET?
Fin dalle prime idee progettuali, la comunità scientifica di ET ha rivolto lo sguardo a soluzioni che garantiscano l’efficienza delle nuove infrastrutture e il miglioramento della qualità dei servizi per i cittadini locali e la fruibilità del territorio, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale ed energetica. L’obiettivo è ridurre al minimo l’impatto negativo sul territorio e promuovere l’uso sostenibile delle risorse, favorendo soluzioni rispettose del paesaggio e la costruzione di infrastrutture a basso impatto ambientale.
Gli interventi accessori includono il miglioramento della viabilità locale, il consolidamento della diga Minghetti in prossimità del vertice V1 dell’infrastruttura, impianti di energia alternativa, connessioni digitali e illuminazione con tecnologie solari. Il sito di Sos Enattos sarà valorizzato come centro di ricerca e luogo di esplorazione scientifica e culturale, con il recupero di spazi e strutture per l’accoglienza dei visitatori. Anche gli edifici e i laboratori di superficie saranno progettati in modo da essere armonizzati nel paesaggio, utilizzando soluzioni costruttive e impiantistiche sostenibili.
Che tipi di servizi e di figure professionali saranno richiesti, in particolare provenienti dal territorio?
Secondo gli studi di impatto preliminari, basati sul Conceptual Design Study, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del VII Programma Quadro:
- Nella fase di costruzione, il 65-75% dell’impatto sarà a livello regionale-nazionale e riguarderà principalmente le aziende dei settori e delle rispettive filiere dell’edilizia, della meccanica, degli studi tecnici ingegneristici, geologici, dei trasporti, della rivendita al dettaglio e all’ingrosso, dell’ospitalità e della ristorazione;
- Nella fase di funzionamento, sempre secondo i medesimi studi, l’impatto regionale coinvolgerà principalmente aziende dei settori (e rispettive filiere) dei servizi di accoglienza, ristorazione e catering, pulizia, rivendita al dettaglio e ingrosso, sicurezza, manutenzione dell’infrastruttura, degli impianti tecnologici e dei software, combustibili per il riscaldamento ed energia elettrica.
Inoltre, le attività che avranno luogo in ET avranno certamente ricadute in termini di trasferimento tecnologico sui fornitori di beni e servizi e lungo la relativa catena del valore. Ciò perché i macchinari, gli strumenti, l’hardware e il software necessari per ogni esperimento che verrà condotto nell’infrastruttura saranno sviluppati necessariamente attraverso un’interazione costante tra ricercatori e fornitori, con un trasferimento continuo di competenze e conoscenze.
Quali potrebbero essere i benefici più evidenti per il territorio dalla presenza di ET?
A titolo di esempio, si elencano alcuni dei possibili benefici per il territorio che potrebbe portare l’arrivo di ET:
- Miglioramento della viabilità locale e della connessione con la rete principale attraverso le infrastrutture stradali per l’accesso al sito;
- Recupero delle piste di cantiere per incrementare la sentieristica e costituire un reticolo di viabilità ciclabile; sviluppo di sistemi per l’illuminazione con tecnologie solari;
- Miglioramento delle infrastrutture di connessione digitale
- Creazione di percorsi turistici dedicati alla fruizione del sito dell’osservatorio e del territorio circostante
- Energia, ambiente e paesaggio
- Riuso del materiale di scavo per opere di mitigazione dei rischi naturali, come la stabilizzazione dei versanti e la risistemazione dei reticoli idrografici o per il riempimento tecnico e ambientale (backfilling) di cavità minerarie dismesse.
- Sviluppo di impianti innovativi di trattamento e bonifica del materiale di scavo, da mutuare verso il trattamento locale dei rifiuti
- Innovazione per il settore eolico verso impianti più efficaci e controllati, ad esempio attraverso sistemi di monitoraggio delle vibrazioni che migliorino l’efficienza dell’impianto
- Impulso verso impianti energetici green
- Edifici di superficie, dedicati alla ricerca o all’ospitalità, autonomi energeticamente a favore dell’edilizia low carbon footprint
- Progettazione architettonica degli edifici e degli accessi all’infrastrutture sotterranee valorizzando il paesaggio e facendo uso di materiali naturali locali per la costruzione (rivestimenti e coibentazione)
- Valorizzazione della cultura locale e del sito di Sos Enattos
- Grazie anche alla futura infrastruttura ET-SUnLab, il sito di Sos Enattos diventerà il centro di riferimento dei gruppi di ricerca nella fase di studio, progettazione, costruzione e installazione di ET, oltre a ospitare un centro di accoglienza per i visitatori
- Sviluppo del museo della miniera, grazie a spazi dedicati alla scienza e alle tecnologie di ET, valorizzando la storia della miniera e la sua riconversione in luogo di riferimento per la ricerca di frontiera
- Recupero dei locali ricettivi (foresteria e ristorante)
- Valorizzazione della cultura del sito, come luogo di esplorazione del sottosuolo, dalle miniere metallifere e di materiali rari, come blenda e galena, agli scavi per le gallerie e le caverne di ET per studiare l’universo e gli eventi astrofisici.
Oltre ai benefici più strettamente materiali, si aggiunge un ulteriore impatto sulla società legato alla produzione scientifica, all’innovazione e al trasferimento tecnologico, alla crescita del capitale umano, alla attrattività scientifica del sito e quindi alla diffusione della conoscenza prodotta da ET. A regime, ET attirerà un flusso costante di giovani talenti, studenti di dottorato, tirocinanti, ricercatori, che, durante la loro permanenza presso la struttura di ricerca, acquisiranno competenze che influiranno positivamente sul prosieguo della loro carriera professionale.
Inoltre, incontri, conferenze, eventi sia tra esperti sia pubblici, e iniziative di diffusione della cultura scientifica, nelle quali è prezioso il contatto informale e lo scambio di idee, potranno svolgersi nei pressi del sito di ET, contribuendo a un turismo di qualità e con maggiore indipendenza dalla stagionalità.
Quante persone saranno impiegate nelle attività di ET, sia in fase di cantiere sia a regime?
Nella fase di costruzione, nel caso di configurazione a triangolo, l’effetto totale potenziale in termini di occupazione, considerando effetti diretti e indotti, è stimato equivalente a circa 3500 persone che lavorano a tempo pieno ogni anno per i 9 anni di costruzione ipotizzati (2800 nel caso di configurazione a L). Poiché la costruzione richiede l’avvicendarsi di diverse professionalità nelle varie fasi di costruzione, ci saranno degli specialisti che potranno lavorare per frazioni di anno, quindi il numero totale di persone che saranno coinvolte sarà maggiore di 3500/2800 l’anno.
Nella fase di funzionamento, l’impatto potenziale sull’occupazione, considerando effetti diretti e indotti, è stimato in circa 1200 unità annue (configurazione a triangolo, 900 nel caso della configurazione a elle), escludendo i ricercatori in visita e i dipendenti di ET. Va considerato che il modello di laboratori europei dedicati a ET è attualmente in fase di studio: non è escluso che il sito sardo sia destinato a un centro di ricerca di maggior peso, il che comporterebbe un aumento dei numeri qui indicati per la fase di funzionamento. Inoltre, il numero dipenderà dalla scelta che verrà fatta a livello europeo sulla geometria del rivelatore (unica installazione in un sito, o due installazioni in due siti diversi).
A quanto si può stimare l’indotto occupazionale di ET?
Nella fase di costruzione, il valore totale dei flussi annui di transazioni associate alla costruzione di ET (equivalente al totale del volume d’affari), dato dalla somma di domanda diretta e indotta nei 9 anni di costruzione, è stimato in circa 5,8 miliardi di euro (4,3 nel caso di configurazione a L).
Nella fase di funzionamento, ipotizzando per convenzione una durata attesa dell’attività di ET di 30 anni, il valore del flusso annuo di transazioni legate al funzionamento di ET è pari a circa 200 milioni di euro (150 nel caso di configurazione a L), per un valore attuale complessivo di circa 6 miliardi di euro (4,5 nel caso di configurazione a elle).
Parte di tale flusso genererà ricadute a livello regionale e locale in termini di impatto socio-economico e territoriale.
I ricercatori e le ricercatrici coinvolte nelle attività di ET potranno diventare una comunità “abitante” e non semplicemente ospite? Come può essere favorita questa possibilità?
La “comunità di ET” per periodi più o meno lunghi avrà necessità di essere abitante, con analoghe esigenze, in termini di spostamenti, scuola e formazione, sanità, fruizione del patrimonio artistico, ambientale e culturale. Occorre garantire un livello adeguato di collegamenti e frequenze anche al di fuori del periodo estivo, con connessioni fra l’area del sito e il resto dell’isola, necessarie a renderla una zona residenziale attraente nel suo complesso, per ospitare nuove famiglie residenti, per garantire una fruizione gradevole dell’isola intera.
Altrettanto importante è la presenza di scuole internazionali, dall’asilo alle medie inferiori e superiori, nell’area di interesse di ET e il disporre di collegamenti adeguati con le scuole superiori internazionali già presenti in Sardegna. Analogamente è necessaria la presenza di ambulatori e pronto intervento di livello adeguato nell’area di interesse dell’Infrastruttura e l’esistenza di collegamenti con le strutture sanitarie più grandi e specializzate presenti nell’isola. Per quanto riguarda la quotidianità della presenza sul territorio, occorre rafforzare le attività ricreative e di aggregazione, quali: cinema, teatri, strutture sportive (piscine, palestre…), ma anche parchi, percorsi naturalistici ed enogastronomici.
Gli elementi evidenziati rappresentano un elemento di attrazione per la comunità di ET, ma a cui possono accedere anche i residenti e i turisti, generando una situazione di mutuo beneficio e crescita generalizzata dell’area interessata. Inoltre, indipendentemente dai numeri in gioco, i proponenti non prevedono la costruzione di abitazioni dedicate al personale ET o ospite, con la possibile eccezione di una piccola foresteria all’interno del centro ricerche per visite brevi. Di conseguenza, si intende favorire una integrazione dei nuovi venuti nel tessuto abitativo e ambientale della popolazione residente. Naturalmente, ciò dovrà essere rispettoso della libertà finale di decisione di chi verrà a lavorare in zona.
È prevista la realizzazione di progetti condivisi tra i comuni dell’area candidata?
I comuni dell’Area Progetto sono Lula, Bitti, Onanì e Orune. I quattro comuni hanno gradi di coinvolgimento diversi, sulla base delle opere di superficie che andranno a impattare sui loro territori. Il cantiere principale sarà esclusivamente nel territorio di Sos Enattos (Lula).
I comuni sono e saranno pienamente coinvolti in tutte le attività di programmazione territoriale. È stata costituita una Cabina di Regia regionale che ha lo scopo di pianificare dal basso le politiche per ricettività, servizi, trasporti e insediamenti produttivi.
