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Il progetto principale a sostegno della candidatura italiana a ospitare Einstein Telescope è ETIC (Einstein Telescope Infrastructure Consortium), finanziato con 50 milioni di euro dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che coinvolge 14 università ed enti di ricerca italiani, guidati dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Tra gli obiettivi di ETIC, oltre allo studio di fattibilità e alla caratterizzazione del sito candidato di Sos Enattos, nel Nuorese, c’è la creazione o potenziamento di una rete di laboratori di ricerca, presso le università e gli enti coinvolti nel progetto, per lo sviluppo delle tecnologie che saranno adottate dal futuro osservatorio di onde gravitazionali.

In molti casi, proprio la realizzazione di questi nuovi laboratori – quasi tutti già inaugurati nel 2025 – ha rappresentato un’interessante e inedita opportunità di collaborazione tra enti di ricerca e realtà territoriali, come aziende, cooperative e fondazioni. Un caso particolarmente virtuoso riguarda il laboratorio COMET di Rovigo, ultimo in ordine di tempo a essere inaugurato, lo scorso 6 ottobre, alla presenza del Ministro dell’Università e la Ricerca Anna Maria Bernini.

Il laboratorio, del valore di circa 1,4 milioni di euro e il cui obiettivo scientifico principale è lo sviluppo dei rivestimenti degli specchi del nuovo rivelatore di onde gravitazionali, è frutto della collaborazione tra l’Università di Padova, la locale sezione dell’INFN e la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (Cariparo).

La Fondazione Cariparo è un’organizzazione privata senza scopo di lucro che opera per promuovere la qualità della vita e lo sviluppo sostenibile del territorio di Padova e Rovigo, ispirata da una visione di comunità inclusiva, solidale e aperta all’innovazione. A tal fine sostiene progetti in grado di avere una ricaduta positiva sulla collettività, anche sperimentando nuovi approcci di intervento ai problemi del territorio, per generare conoscenza su come risolverli efficacemente.

Il suo coinvolgimento nel progetto ETIC e nella realizzazione del laboratorio COMET è stato prevalentemente operativo: in particolare, la Fondazione ha inserito la costruzione del nuovo laboratorio di ricerca all’interno del piano di rilancio del Cen.Ser. di Rovigo (la struttura che lo ospita), avviato nel 2021 grazie a un accordo con Provincia e Comune di Rovigo, Camera di Commercio e Confindustria e che ha portato alla creazione di nuovo hub di innovazione, formazione e sviluppo del territorio.

L’individuazione di questo spazio per ospitare il laboratorio COMET è stata decisiva per la sua stessa realizzazione, perché ne ha reso possibile il completamento nei tempi previsti dal progetto.

Un’immagine della cerimonia di inaugurazione del laboratorio COMET, presso il Cen.Ser di Rovigo

«Sostenere il laboratorio CoMET significa investire in una visione di futuro che unisce ricerca scientifica d’eccellenza, innovazione tecnologica e sviluppo del territorio. La Fondazione ha scelto di contribuire in modo significativo a questa impresa di portata mondiale perché crede nel valore strategico della collaborazione tra enti, università e istituzioni», dichiara Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo. «La collocazione del laboratorio negli spazi del Cen.Ser, inoltre, si inserisce perfettamente nella strategia che stiamo portando avanti per trasformare il complesso in un moderno hub dell’innovazione, della formazione e della cultura, capace di attrarre talenti, generare opportunità e rafforzare il ruolo del Polesine nel panorama della ricerca e dello sviluppo».

«Il laboratorio CoMET, sviluppato come sottoprogetto di ETIC, rappresenta un esempio virtuoso di cooperazione tra istituzioni accademiche, enti di ricerca e enti del territorio, nascendo dalla stretta collaborazione tra l’Università degli Studi di Padova, la Sezione INFN di Padova e la Fondazione Cariparo, con l’obiettivo comune di contribuire allo sviluppo di materiali e tecnologie strategiche per il futuro dell’Einstein Telescope e della ricerca sulle onde gravitazionali», aggiunge Marco Bazzan, docente all’Università di Padova e responsabile scientifico del laboratorio COMET. «Fondamentale per il successo del progetto è stata in particolare la sinergia con la Fondazione, che ha avuto un ruolo determinante nel mettere a disposizione gli ambienti e nel supervisionare i lavori di ristrutturazione dello stabile che ospita il laboratorio, garantendo la creazione di un’infrastruttura moderna, funzionale e pienamente adeguata alle esigenze di una ricerca scientifica di frontiera. Questa collaborazione si inserisce in un quadro più ampio di sinergia con l’Università di Padova, che può accedere a diversi ambienti del campus Q200 Cen.Ser di Rovigo, favorendo lo sviluppo di attività di ricerca, formazione e trasferimento tecnologico sul territorio».