Venerdì 6 marzo si è tenuto a Dresda, presso la sede del Ministero della Scienza della Sassonia, un incontro ufficiale tra una delegazione italiana e una sassone, per approfondire gli aspetti operativi legati all’attuazione della dichiarazione di intenti tra la Regione Sardegna e lo Stato libero di Sassonia, firmata lo scorso 12 gennaio a Roma nella sede del Ministero per l’Università e la Ricerca (MUR). La dichiarazione, sottoscritta dalla presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde e dal ministro della Scienza sassone, Sebastian Gemkow, ha posto le basi della collaborazione scientifica tra le due regioni, entrambe candidate a ospitare il futuro osservatorio di onde gravitazionali Einstein Telescope (ET).
Per la delegazione italiana, guidata dalla presidente Todde, hanno partecipato all’incontro di Dresda rappresentanti della Regione Sardegna, del MUR, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell’Ambasciata d’Italia a Berlino, mentre per la delegazione sassone sono intervenuti membri del Ministero della Scienza, del Deutsche Zentrum für Astrophysik (DZA), dell’Università Tecnica di Dresda e dell’Università di Friburgo.
La Sardegna si candida ad accogliere ET nell’area di Sos Enattos, nel Nuorese, mentre la Sassonia propone un sito nella regione della Lusazia. Un terzo sito candidato si trova nell’Euregio Mosa-Reno, al confine tra Paesi Bassi, Belgio e Germania. Attualmente la comunità scientifica sta valutando due possibili configurazioni per l’esperimento: una soluzione triangolare, con tre bracci di circa 10 chilometri da realizzare in un unico sito, oppure una configurazione composta da due interferometri a forma di elle (L), ciascuno con due bracci perpendicolari di circa 15 chilometri, da costruire in due siti distinti e geograficamente distanti.
Uno degli elementi centrali dell’accordo tra Sardegna e Sassonia è proprio il sostegno alla soluzione a “doppia L”, considerata particolarmente efficace in termini di impatto scientifico, fattibilità tecnica, efficienza dei costi e mitigazione dei rischi. Questo aspetto è stato uno dei temi centrali dell’incontro di Dresda, in cui le delegazioni hanno approfondito l’attuazione operativa della dichiarazione di intenti, avviando la discussione sulla possibilità di preparare una candidatura congiunta per ospitare ET, che preveda la costruzione delle due “L” rispettivamente nei siti candidati di Sos Enattos e della Lusazia.
La riunione di Dresda si è svolta all’indomani di un evento di presentazione della candidatura della Lusazia per ET, ospitato dalla sede di rappresentanza dello Stato libero di Sassonia a Berlino. Durante l’evento sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Sassonia, Michael Kretschmer, la presidente Alessandra Todde, il vice-portavoce dalla collaborazione scientifica Einstein Telescope, Harald Lück, e uno dei coordinatori scientifici dello studio di fattibilità per la candidatura del sito della Lusazia, Christian Stegmann.

La Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Alessandra Todde, interviene a Berlino nella sede di rappresentanza dello Stato libero di Sassonia. Crediti: Christoph Soeder/TUD
«Ieri sera, nella sede di Rappresentanza dello Stato libero di Sassonia, abbiamo avuto l’opportunità di presentare la nostra candidatura, di fronte a parlamentari, diplomatici e scienziati – ha detto la presidente Alessandra Todde – mentre oggi ci siamo concentrati in modo più approfondito sull’accordo Sardegna-Sassonia e sui passi comuni che dovremo intraprendere nei prossimi mesi». La presidente ha illustrato, tra l’altro, il metodo adottato dalla Regione per supportare la candidatura, sia a livello economico che politico e “in piena sintonia con la comunità scientifica e il governo nazionale”. Rivolgendosi alle autorità locali ha garantito la piena disponibilità a supportarle “nel rafforzamento della candidatura sassone, con l’obiettivo di accrescere le opportunità di realizzare l’ET nella conformazione a doppia L”.
«L’incontro di oggi a Dresda ci ha permesso di fare un importante passo avanti nel dialogo con la Sassonia, verso l’obiettivo concreto di realizzare un bid book congiunto per Einstein Telescope», afferma Marco Pallavicini, membro della giunta esecutiva dell’INFN con delega al progetto Einstein Telescope. «La collaborazione scientifica tra la comunità italiana e quella sassone, sancita ora anche a livello politico dalla firma della recente dichiarazione di intenti, è solida e avviata già da tempo, come dimostrano la lettera di intenti firmata a fine 2024 tra l’INFN e il DZA e le attività scientifiche comuni in corso nei due siti candidati».
«L’Einstein Telescope è simbolo di ricerca a livello mondiale, un’opportunità unica per l’Europa e per la Sassonia. Questo progetto porterà nella Lusazia scienziate e scienziati di fama internazionale e collocherà la regione stabilmente sulla mappa della ricerca europea”, sottolinea Chrtistian Stegmann. «Insieme alla popolazione locale, vogliamo costruire l’osservatorio nei prossimi anni. In questo modo creiamo nuovo valore economico, rafforziamo la regione nel processo di trasformazione strutturale e apriamo nuove prospettive a lungo termine, soprattutto per i giovani».
«Il granito della Lusazia offre eccezionali condizioni di stabilità e omogeneità per un osservatorio sotterraneo, molto rare nel resto del mondo. Considerando le infrastrutture di ricerca già esistenti e l’esperienza maturata sul sito, ciò crea un contesto complessivo scientificamente solido per la candidatura della Lusazia nella competizione europea per Einstein Telescope», aggiunge Andreas Rietbrock, geofisico e co-coordinatore scientifico dello studio di fattibilità per la candidatura sassone.

